ualcuno lo conoscerà perché piegava i cucchiai
o per la sua lunga amicizia con la popstar Mi-chael Jackson, ma apparentemente il famosis-simo sensitivo Uri Geller, che in occasione delle
sue esibizioni riempiva spalti e platee, ha avuto
anche una carriera da agente segreto del Mos-sad e della Cia, pur somigliando più a Austin
Powers che a James Bond. Questa settimana
Uri Geller ha partecipato al Doc Festival di
Sheffield dove si è svolta la prima del film di
Vikram Jayanti The secret life of Uri Geller - Psichic
S py? che fornisce le prove del suo coinvolgi-mento nel misterioso mondo dello spionaggio.
“Uri ha una reputazione controversa. Molti
pensano sia un imbroglione, un ciarlatano ca-pace solo di fare qualche trucchetto. Ma ha
anche un enorme seguito e nella sua carriera ha
fatto cose che nessun altro riesce a fare”, dice
Jayanti del suo personale Zelig. Geller ricono-sce che quando ha visto per la prima volta il
documentario è rimasto alquanto perplesso.
“Ero preoccupato e lo sono ancora. Non sapevo
che Vikram avrebbe fatto un così accurato la-voro di ricerca mettendo insieme tutti i piccoli
indizi che ho seminato nel corso della mia car-riera”. Quando ha firmato il contratto per la
realizzazione del documentario, il sensitivo
ignorava che Vikram avrebbe ricostruito tutti i
rapporti da lui avuti con esponenti del mondo
dello spionaggio. Non di meno, Geller è con-tento di veder rappresentato “l’aspetto serio”
della sua vita. “In alcuni Paesi pensano che
sono soltanto un eccentrico pagliaccio, un buf-fone”, sospira.
Quando gli chiesero: puoi fermare
con la telepatia il cuore di un maiale?
Nel corso dell’intervista Uri Geller cerca di evi-tare il tema dello spionaggio. Tuttavia il sensi-tivo ammette che una volta gli chiesero di ar-restare il battito cardiaco di un maiale con la te-lepatia. Si rifiutò consapevole del fatto che, se
l’esperimento fosse riuscito, l’avrebbero usato
sugli esseri umani. “Ho sempre cercato di fare
cose positive”, spiega Geller. “Ho detto ‘no’
quando una cosa mi sembrava poco chiara”. Ja-yanti non si è basato sulla testimonianza di Uri
Geller che, su questo aspetto della sua vita, è
molto reticente. Ha parlato invece con i pezzi
grossi che lo hanno reclutato e che di lui si sono
serviti. Tra questi gli scienziati dello Stanford
Research Institute e qualche operativo della Cia.
Tra gli intervistati al corrente delle attività spio-nistiche di Uri Geller, l’ex agente della Cia Kit
Green, l’astronauta dell’Apollo 14 Edgar Mit-chell (il sesto uomo a mettere piede sulla luna), i
fisici Russell Targ e Hal Puthoff e il colonnello
dell’esercito, ora in pensione, John Alexander
(reso famoso dal film L’uomo che fissa le capre ).
Nel documentario appare anche Nick Pope, uno
scienziato britannico esperto di Ufo. Inoltre si
accenna al fatto che Uri Geller accettò di usare i
suoi poteri per fare da guardia del corpo al pre-sidente messicano José Lopez
Portillo. Il titolo del film finisce
con un punto interrogativo,
ma le prove sono talmente
schiaccianti e circostanziate da
lasciare ben poco spazio ai di-stinguo e alle incertezze sull’i-potesi di un Geller al soldo dei
servizi segreti. Avesse o meno
poteri da sensitivo, i servizi di
sicurezza americani decisero
di puntare decisamente su Uri
Geller ritenendo il suo aiuto di
fondamentale importanza.
Pare che Geller abbia tentato di
utilizzare i suoi poteri psichici
per mettere fuori uso i radar in
occasione dell’“Operazione
Entebbe” che consentì a un
commando israeliano di met-tere in salvo i passeggeri di un
aereo dirottato. L’abile gioco-liere che piegava i cucchiai fa-cendo spalancare la bocca ai
bambini, ha anche cercato di
usare i suoi poteri per cancel-lare il contenuto dei floppy di-sc che i diplomatici sovietici
portavano dal Messico in
Unione Sovietica e ha tentato
di convincere un ministro rus-so a firmare un trattato per la
riduzione degli armamenti
nucleari (in una foto si vede
Geller vicino al ministro russo
accanto al quale c’è un giovane
e sorridente Al Gore, vicepre-sidente degli Stati Uniti). Nel documentario fa la
sua comparsa anche il primo ministro israeliano
Benjamin Netanyahu che parla della sua ami-cizia con Geller che risale a moltissimi anni fa. La
tesi di Jayanti è che Geller fu reclutato dai servizi
segreti americani impegnati nella “corsa alle ar-mi psichiche” scatenata dalle ricerche portate
avanti dai militari sovietici che sicuramente
bluffavano in merito alle vantate capacità mi-litari dei loro sensitivi.
Quando il presidente Carter
lo convocò alla Casa Bianca
“Quando Jimmy Carter fu eletto presidente, una
delle prime cose che fece fu quella di far con-vocare Uri Geller alla Casa Bianca. Nel corso del
colloquio, durato oltre quattro ore, Geller disse
al presidente cosa pensava della “minaccia” rap-presentata dai sensitivi sovietici. Gli Stati Uniti
temevano di essere rimasti indietro in questo
campo e Uri Geller era l’uomo perfetto cui ri-volgersi. “Talvolta mi chiedo se tutta la carriera
GUERRA FREDDA
I sovietici
millantavano
le capacità psichiche
dei propri agenti
e l’“Agenzia” si rivolse
al mago israeliano
UN COFANETTO DI QUATTRO DVD
CON IL MEGLIO DI MINA
È in uscita “InDVDbile” un cofanetto che
raccoglie i dvd “Mina in Studio”, “Mina
nei Caroselli Barilla”, “Mina alla Bussola
live 72” e “Mina nei Caroselli Tassoni”
NBA: SAN ANTONIO VICINO AL TITOLO
GRAZIE A UN GRANDE GINOBILI
Con un grande Ginobili San Antonio a un
passo dal titolo Nba. Gli Spurs battono in
casa Miami 114-104 in gara 5 delle finali e
conducono 3-2
UNA MOSTRA FOTOGRAFICA
TUTTA DEDICATA AI PEARL JAM
Una mostra fotografica retrospettiva
racconta la storia e l’evoluzione dei
Pearl Jam all’Auditorium Parco della
Musica a Roma fino al 30 luglio
Uri Geller, il “s e n s i t ivo ”
israeliano. A sinistra,
Jimmy Carter
durante il mandato di
presidente Usa La Pre ss e
Il mio nome è Uri. Uri Geller
IL SENSITIVO HA COLLABORATO CON CIA E MOSSAD MA RICORDA PIÙ AUSTIN POWERS CHE JAMES BOND
di uomo di spettacolo di Geller
altro non sia stato che il para-vento delle sue attività nel
mondo dello spionaggio”, af-ferma Jayanti. Dopo l’11 set-tembre il sensitivo Uri Geller fu
“richiamato in servizio”. L’epi-sodio chiave della giovinezza di
Geller risale alla Guerra dei Sei Giorni quando il
giovane Uri, arruolato come soldato di fanteria
nell’esercito israeliano, vide la morte in faccia. Si
trovò dinanzi ad un soldato giordano e per non
essere ucciso fu costretto a sparargli a brucia-pelo.
“Quel secondo, quell’unico secondo in cui uc-cisi un altro essere umano, ha segnato per sem-pre la mia vita e ho degli incubi ancora oggi. Ho
imparato a convivere con quella esperienza”,
racconta Uri Geller. “Quando mi svegliai in un
ospedale di Gerusalemme, compresi ciò che
avevo fatto… oggi quel soldato giordano è se-polto nel mio animo. È come un fratello. È così
che mi sento. Sebbene negli incubi ricorrenti mi
afferri con violenza per conoscere le ragioni del
mio gesto, avverto che la sua anima e la mia sono
una cosa sola”. Malgrado Geller eviti di dire in
che modo ha aiutato il Mossad, non può fare a
meno di raccontare un aneddoto su Moshe Da-yan in un ristorante e l’aneddoto spiega più di
tante parole.
“Dayan era un appassionato collezionista di re-perti archeologici. Lo interessavano in partico-lare i reperti che avevano più di quattrocento,
cinquecento o seicento anni. In Israele se ne tro-vano moltissimi. Quando ci conoscemmo e
venne a sapere dei miei poteri di sensitivo, dopo
aver parlato di problemi militari e di altre cose
del genere, mi chiese ‘Uri, pensi di poter scoprire
manufatti archeologici con i tuoi poteri?’. E io gli
risposi: “Sai Moshe, non ci ho mai provato, ma si
può fare un tentativo’”.
Euro ‘96 e quel rigore sbagliato
durante Scozia-Inghilterra
Dopo questo colloquio Dayan e Geller fecero
molte gite notturne alla ricerca di reperti ar-cheologici sepolti sottoterra. “Trovai diverse co-se”, ricorda Uri Geller. “Dayan era elettrizzato.
Il giardino di casa sua era pieno di reperti ar-cheologici”. Spiare per la Cia è una cosa, il calcio
è tutt’altra cosa. A Sheffield, Geller si è pubbli-camente scusato con gli scozzesi per aver usato i
suoi poteri psichici da un elicottero che volteg-giava su Wembley per fare in modo che Gary
McAllister sbagliasse il rigore nella partita con-tro l’Inghilterra a Euro ‘96. Ha riconosciuto che
in quella circostanza ha violato il suo codice
deontologico. “Quando ricevetti dalla Scozia
centinaia e centinaia di lettere che trasudavano
odio, capii che quello che avevo fatto era mo-ralmente ingiustificato e riprovevole”, confessa
Geller. “Per farmi perdonare ho comprato un’i-sola scozzese. Per me questo vuol dire che sono
in parte scozzese”.
© The Independent
Traduzione di Carlo Antonio Bisc
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