mercoledì 17 luglio 2013

EVAN MCGREGOR

ulle tracce degli orsi in An-tartide, attraverso le tem-peste di sabbia in Libia e
nella steppa russa, tra gli in-setti della giungla in Hon-duras, Ewan McGregor è il
cavaliere a caccia di avven-ture negli angoli più remoti
del mondo.
Sembra la scena di uno dei tanti, oltre 50,
film dell’eclettico attore scozzese, capace di
spaziare dall’antieroe tossico di  Trainspot-ting all’ascetico maestro Jedi di  Star Wars.
«E invece si tratta di qualcosa di più impor-tante del cinema, è la mia vita». McGregor, 42
anni, si racconta al telefono dall’altro capo del
pianeta: «Sono nel mezzo dell’Australia, in
una piccola città che si chiama Kalgoorlie. Sto
girando un film indipendente australiano,
una storia di banditi, Son of a Gun. Pochi sol-di, tante scene al giorno da fare, una piccolis-sima troupe. Ma è una bella avventura».
Avventura è la parola chiave nella vita di
questo attore, nato a nel Perthshire e figlio di
due insegnanti.stroverso e gentile, mai un
capriccio da star, Ewan Gor-don McGregor si divide tra
due attività impegnative: la
carriera d’attore e l’espe-rienza di padre di famiglia:
sposato con la scenografa
francese Eve Mavrakis, alle-va con dedizione le loro due figlie biologiche, Clara
Mathilde ed Esther Rose e le adottive Jamiyan (na-ta in Mongolia) e Annouk. Logico che senta il biso-gno di qualche sistematica pausa a una quotidia-nità cosi forsennatamente organizzata. L’esigenza
di una finestra verso l’ignoto da condividere solo
con l’amico Charlie, spesso al servizio dell’Unicef.
«L’esperienza più esaltante della mia vita è stata
il viaggio che io e Charlie abbiamo intrapreso nel
2004. Siamo andati da Londra a New York in moto,
passando attraverso l’Europa e l’Asia centrale:
Mongolia, il Kazakistan, Russia, Alaska, Canada,
America». Questo viaggio è diventato un docu-mentario per la il National Geographic: «L’impres-sione è stata talmente forte che nel 2007 siamo ri-partiti. Stavolta in Africa, fino a Città del Capo». A
certificare i percorsi oltre ai filmati anche i libri  Long
way arounde  Long way down,una sorta di diario
scritto a quattro mani con l’amico Charlie Boor-man (attore e figlio del regista John Boorman).
Mezzo di locomozione imprescindibile per le
esplorazioni di Ewan McGregor è la motocicletta.
«Il primo colpo di fulmine a cinque anni, in una fat-toria. Poi da adolescente i miei non mi permisero di
averne una. E così sono andato al college e poi alla
scuola di recitazione a Londra. Se i miei non fosse-ro stati così determinati, magari oggi sarei un pilo-ta». Raggiunta la maggiore età McGregor ha potuto
soddisfare la sua passione: «Con i soldi del primo
ingaggio d’attore mi sono comprato una moto, ma
non l’avevo detto ai miei e quando andavo a trovarli
nascondevo il casco, i guanti e il giubbetto dal mio
vicino di casa, Oscar». Oggi nel garage di casa ospi-ta diversi gioielli a due ruote. «Mi piace andarle pu-lire, riparare. Ma soprattutto sono il mio destriero
pronto a partire». Per l’attore l’umanità si divide in
due categorie, «C’è chi è biker nell’anima, come
marito. «Ero nella difficile condizione di respinge-re la donna che amavo. Il viaggio che avevamo in
mente era troppo pericoloso e faticoso per una
donna. Ma quando Eve mi ha raggiunto a sorpresa,
vederla cavalcare la sua moto tra i baobab del lago
Malawi è l’immagine più romantica che avrò di lei
per sempre. Magari quando le nostre ragazzine sa-ranno cresciute faremo altri viaggi». Anche l’Ita-lia è stata una tappa per Ewan: «Purtroppo l’ho
attraversata velocemente. Mi ha colpito l’as-senza di pioggia e il sole splendente, condi-zioni ideali per un viaggio a due ruote. L’im-magine di piazza del Campo a Siena di pri-ma mattina, l’Appia antica con il suo fasci-no storico, le curve infinite della
costiera amalfitana che sono un
divertimento per un motociclista, a
parte un piccolo senso di apprensione
per la guida “creativa” degli italiani. La
bellezza della Sicilia mi ha lasciato un
senso di dispiacere alla partenza per la
Tunisia. Ogni viaggio cambia il tuo mo-do di pensare. Da quando avevo 14 an-ni la mia passione non è mai cambiata.
E spero che non cambi mai». Una pas-sione che si trasforma in strumento pro-“L’esperienza più esaltante? Il viaggio da Londra a New York in moto”
ARIANNA FINOS
fessionale: «È un modo di crescere anche come at-tore. Ogni persona incontrata, ogni paesaggio ti en-tra dentro. Noi dobbiamo incarnare uomini e don-ne di tutto il mondo. Se viviamo in una campana di
vetro, se siamo isolati o incontriamo solo gente del
business, perdiamo la capacità di conoscere, capi-re e quindi poter raffigurare con verità esseri di san-gue e ossa. Viaggiare significa guardare il mondo,
immergermi in esso, incontrare persone lontane,
ascoltare le loro storie e capire le loro tradizioni».
Per chi ha voglia di partire McGregor ha un uni-co consiglio: «Godersi il momento. Senza l’os-sessione delle prossime tappe, senza la smania
dell’arrivo. L’esperienza non è il risultato, l’arri-vo». A proposito dei film sui bikers che McGregor
è critico. «Non ce ne sono moltissimi, difficile farli
funzionare. Mi è piaciuto  I diari della motociclet-ta perché la moto era parte della storia del gio-vane Che Guevara, non la protagonista. E poi
Steve McQueen in La grande fugaè al centro di
scene magnifiche». Nessun dubbio sul suo ido-lo reale: «Il campione più grande di sempre è Va-lentino Rossi». Di pericoli e contrattempi ne ha
affrontati parecchi: «Ricordo in Africa una si-mulazione che ci fecero fare se fossimo ca-duti in mano a rapitori. L’esperienza più terribile della mia vita». Spiega: «Amo la scoperta,
non il pericolo. Guido in modo prudente, non pren-do rischi stupidi. E comunque l’incidente peggiore
della mia vita l’ho fatto nel centro di Londra per non
investire un pedone che attraversava all’improvvi-so. Mi sono rotto una gamba proprio mentre stavo
preparando il viaggio in Africa».
«La preparazione del viaggio è la parte più ecci-tante. La peggiore riguarda gli imprevisti e gli osta-coli di tipo burocratico. Specie quando Charlie mi
prende in giro invitandomi a risolverli facendo ap-pello alla “Forza” di Obi-One Kenobi». Tra le im-magini indimenticabili di Ewan «le esperienze for-ti e dolorose incontrando i bimbi di Zambalessa, in
Etiopia, in un viaggio per l’Unicef. E la scuola ugan-dese di Gulu Amuru, piena di piccoli ex bimbi sol-dato. Ma anche l’allegria di una notte trascorsa con
la tribu etiope dei Samburu». E nel nordest dell’In-dia, altro viaggio Unicef: «Riuscimmo a fare una
tappa in moto. Ricordo il ritorno, di notte, in mez-zo a un traffico impazzito di una città indiana: i co-lori, la musica, i bambini, gli odori, le bancarelle.
Quando sei in macchina sei un comunque osser-vatore isolato, in moto sei totalmente immerso nel-la bellezza del mondo».

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