E
RA bellissima, ma non pre-si mai in considerazione
una relazione sentimenta-le con lei». Lei era Elizabeth
Taylor, l’uomo che non si
lasciò travolgere da quella
luminosa diva, «sincera, imprevedibile, affasci-nante, affettuosa, sensuale e talmente bella che
era impossibile non venerarla», è Gianni Bozzac-chi, che oggi, a settant’anni, racconta nella sua au-tobiografia, Memorie exposte, i suoi anni di foto-grafo stabile della coppia mitica Taylor-Burton, e
di saltuario ritrattista di altre celebrità d’epoca;
ma anche la sua vita di bel playboy romano che
passò una notte con Brigitte Bardot e riuscì a fati-ca a sfuggire alle brame di una Coco Chanel ul-traottantenne ancora molto bramosa.
Dell’amore furibondo mai spento, e dei due
matrimoni e due divorzi tra il grande attore galle-se di teatro passato senza gioia al cinema, e la allo-ra massima diva di Hollywood, sappiamo già tut-to, anche degli altri loro tumultuosi matrimoni
(cinque in tutto lui, otto lei), dei film talvolta irrile-vanti girati insieme o separati, dell’alcolismo effe-rato di entrambi, della passione di lei per i gioielli
e di lui per regalarglieli, dei figli di lui, di lei, o adot-tati, della loro morte lontani uno dall’altro, lui a
cinquantanove anni nel 1984, per una emorragia
cerebrale in un ospedale di Ginevra, (e al funerale
l’ultima moglie Sally Hay non invitò Elizabeth), lei
nel 2011 a settantanove anni, per un attacco di
cuore, in un ospedale di Los Angeles. In un certo
senso quella che fu definita “la storia d’amore del
secolo”, il secolo scorso, si è appannata, sta uscen-do dalla leggenda, come un certo divismo d’epo-ca, un certo cinema, una certa da tempo defunta
jet-society. Così alla fine, il personaggio più inte-ressante delle Memorie expostediventa proprio
l’autore, quel Gianni Bozzacchi che «jeans attilla-ti, capelli rossi, occhi azzurri» per dodici anni, pri-ma di diventare produttore e regista (alla recente
Mostra di Venezia hanno dato il suo ultimo docu-mentario Neorealismo, scritto assieme a Carlo
Lizzani che ne è anche il narratore, una specie di
addio del vecchio regista al cinema della su giovi-nezza) fu uno dei protagonisti degli anni in cui im-perava l’ormai scomparso glamour: «Un momen-to prima ritoccavo positivi e negativi o passavo
tutto il giorno in una camera oscura senza finestre, quello dopo frequentavo i protagonisti del jet set,
navigavo sullo yacht di Elizabeth Taylor e Richard
Burton, fotografavo la principessa Grace Kelly e il
principe Ranieri nel palazzo reale di Monaco e
correvo sulle strade francesi a bordo della Mu-stang Bullitt con Brigitte Bardot al mio fianco».
Il padre di Gianni, Bruno Bozzacchi, era un fa-moso restauratore di manoscritti inestimabili (di
Machiavelli, di Leonardo da Vinci), che aveva in-segnato al figlio l’arte del ritocco. Ed è per questa
sua abilità che il giovane Bozzacchi entra nella vi-ta di Richard e Elizabeth; a ventitré anni, sul set de
I commedianti a Cotonou, nel Dahomey, oggi Re-pubblica del Benin. Le due star hanno i loro film
migliori alla spalle, girati prima del fatale incontro
sul set di Cleopatraa Roma, e I commedianti è il
quinto film che girano insieme. A trentacinque
anni la diva teme la macchina fotografica, e pre-tende che il suo volto di luce conservi una perfe-zione lunare che solo il ritocco le assicura: così il
bel ragazzo romano, timido e riservato, che non
parla inglese, le diventa prezioso, al punto di in-coraggiare il flirt tra lui e Claudye, la sua bella par-rucchiera còrsa che sempre la segue. Anche se gli
è proibito, Gianni scatta di nascosto qualche foto
della diva, ma gli manca la prontezza di riprende-re l’immagine scandalosa che forse gli avrebbe as-sicurato o un’improvvisa fama o la fine del me-stiere: infatti, una notte, nascosti in un boschetto
del suo albergo a Cotonou, sorprende Marlon
Brando con l’attore Christian Marquand. «Forse
nell’ambiente del cinema tutti sapevano che era-no amanti, ma per me fu una rivelazione scioc-cante». Gianni viene promosso fotografo di scena
e amico di famiglia, e nel giugno del 1968 sposa
Claudye nella casa di campagna del venerato par-rucchiere Alexandre, testimoni Elizabeth e Ri-chard, dono di nozze alla sposa un abito di Dior,
allo sposo una Mini Cooper S. Da quel momento
«si faceva un gran parlare di me, si diceva che ero
uno dei fotografi migliori del mondo. Il ragazzo di
strada cresciuto vicino a una stazione ferroviaria
era diventato uno della “Roma bene”... e comin-ciai a essere vittima dei paparazzi». Uno di loro lo
immortala mentre entra nel suo studio con la con-tessa Giovanna Agusta che vuole un ritratto: la pa-parazzata viene subito pubblicata, e «un paio di
giorni dopo scoprii che era stata lei a organizzare
tutto; parlo di una delle migliori amiche di mia
moglie!». Intanto i signori Burton vagabondano
senza sosta, amandosi e odiandosi; per non esse- re arrestati come evasori fiscali, non possono fer-marsi più di tre mesi né in Inghilterra né negli Sta-ti Uniti, soggiornano spesso sul loro yacht, hanno
casa a Puerta Vallarta in Messico e a Gstaad in Sviz-zera.
Diventato una star della mondanità, come una
star Bozzacchi si racconta in terza persona: «Il fo-tografo personale di Elizabeth Taylor era in Iran
per fotografare lo Scià e Farah Diba… un grande
evento sia per gli iraniani sia per lo Scià, desidero-so di modernizzare il Paese e darne un’immagine
diversa». Va da Picasso nello sperduto Château de
Boisgeloup e il vecchio artista lo fa aspettare un
eternità e poi si annuncia con un rumore forte,
«orribile, una tosse catarrosa. Incessante». Lo pre-tendono i principi di Monaco per immortalare
l’anniversario di regno del principe Ranieri, e
Gianni è di quelli che almeno allora riteneva Mon-tecarlo una «magia allo stato puro, una favola in
terra. Forse Grace Kelly stava davvero vivendo una
favola». E rischia anche lui, il fotografo fortunato
con le donne, di viverla: la principessa Carolina
«che era già una bellezza mozzafiato» fa molto la
civetta con lui, ma tutto finisce lì perché subito il
principe padre lo chiama e conoscendo la vivacità
della sua adorata piccina, gli fa segno di no, che
non si può. Lo chiama Luchino Visconti perché fo-tografi una quindicenne, Claudia Marsani, per
Gruppo di famiglia in un interno . E Gianni capisce
che «in realtà Visconti voleva sapere se la reputas-si adatta al ruolo… anche questo era un lavoro di
produzione, la gente sembrava ascoltare i mie onsigli». I Burton chiamano spesso i Bozzacchi
perché passino le vacanze sul loro yacht e assista-no a sbronze, litigi, follie, alla loro continua pas-sione. Capita che a New York venga messo all’asta
un diamante da sessantanove carati, e dallo yacht
la seguono via radio: «Richard era un po’ brillo… e
quando il prezzo da duecentomila arrivò a un mi-lione di dollari decise di ritirarsi». Lo acquista per
soli cinquantamila dollari in più Cartier, e Burton
si arrabbia moltissimo e al telefono riesce a farse-lo cedere per un milione e centomila dollari.
Sarà un altro gioielliere, Bulgari, a ripubblicare
The Queen and I uscito per la prima volta nel 2002,
un libro di fotografie scattate da Gianni Bozzacchi
alla Taylor, con una dedica della diva, adesso ri-pubblicata, lei defunta, su Memorie Exposte. Io e la
regina uscirà anche in Italia. Il fotografo di scena è
lontano quando Elizabeth e Richard divorziano,
ma è nella sua casa romana che i due si rivedono,
si riamano, partono insieme e nell’ottobre del
1975, sedici mesi dopo il divorzio, si risposano, per
ridivorziare nove mesi dopo. Ma ormai Gianni
Bozzacchi ha la sua vita, e dopo aver fotografato da
Audrey Hepburn al maresciallo Tito, di quel lavo-ro non vuole più saperne, né
della sua celebrità, né
di Roma: oggi si occupa
di cinema, vive negli
Stati Uniti, nel Wiscon-sin, è due volte vedovo,
ha quattro figli, tra i
trentanove e i quattro
anni: Vanessa, Rhea
Bianca, Brendonn e
Astoria, questi due figli
della sua terza e attuale
moglie Tasha.
Dopo la morte della se-conda moglie, Bozzacchi
riuscì a evitare di diventare
il nono signor Taylor. È
probabile che la diva, stan-ca e malata, scherzasse, di-cendo alla piccola Rhea
«Tuo padre ora è vedovo, io
sono single. Quindi presto ci
sposeremo per tenerci com-pagnia». In ogni caso fu, rac-conta lui, il rifiuto terrorizza-to della bambina a salvarlo
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