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a d i c i a s s e t te a n n i
Emil Schulz quando
va ad arruolarsi sen-za il consenso dei ge-nitori: siamo nel 1915, la guer-ra è iniziata da un anno. Per
tutti Emil Schulz è Schlump,
un brutto nomignolo (un mi-sto fra Schwein e Lump, che si
può tradurre Porco lazzarone)
affibbiatogli da una guardia
che l’aveva preso a scapaccioni
per le sue bravate. Perché si
arruola nemmeno lui lo sa.
Forse perché sogna di pavo-neggiarsi nell’uniforme gri-gioverde davanti alle ragazze.
Non ha slancio patriottico, e
non c’è insegnante che lo ab-bia plagiato come capitava a
tanti suoi coetanei. Schlump è
un ragazzo semplice, conta
per lui il mangiare assicurato
e una ragazza con cui
far l’amore.
Q u e s to a n t i e r o e
che diventa soldato è
il protagonista di un
romanzo uscito ano-nimo nel 1928 (un an-no prima diNiente di
nuovo sul fronte occi-dentaledi Erich Maria
Remarque), stampato
in Germania dal più
raffinato editore tede-sco, quel Kurt Wolff che pub-blicava Kafka, Heinrich Mann,
Georg Trackl, e subito tradot-to in inglese. Nel 1929, John
Boynton Priestley, recensen-dolo, scriveva che«era di gran
lunga il più bel libro tedesco
sulla guerra dopo Il caso del
sergente Grischadi Arnold
Zweig» (uscito un anno pri-ma).
Nonostante il successo,
l’autore non volle mai rivelare
il suo nome. Additato come
esempio di opera antitedesca,
Schlumpfinirà bruciato nei
roghi nazisti della primavera
1933. All’inizio del prossimo
anno, nella ricorrenza del
centenario della Grande Guer-ra, l’editore Kiepenheuer und
Witsch lo ripubblica. E già
editori di altri paesi europei si
mostrano interessati a questo
libro ritrovato. Per quel che ri-guarda l’anonimo scrittore,
grazie alle ricerche di un gior-nalista della «Frankfurter All-gemeine Zeitung», Volker
We i d e r m a n n , l ’a u to r e d i
Schlump h a f i n a l m e n t e
un’identità: si chiamava Hans
Herbert Grimm, insegnante
di Altenburg in Turingia.
LIBRI DI GUERRA—L’an-niversario del 1914 sta produ-cendo una mole impressio-nante di libri. In Germania e
Francia, contemporaneamen-te, sta uscendo la traduzione
deI sonnambuli, il bel saggio
dello storico Christopher
Clark sulla follia dei governi
europei che si precipitarono
verso la «guerra che doveva
essere l’ultima». A Londra,
l’Imperial War Museum stam-pa album di rarissime fotogra-fie; Rowohlt manda in libreria
l’imponente studio di Her-fried Münkler; in Francia si ri-stampano i classici Barbusse
(Il fuoco) e Céline (Lungo
viaggio verso la notte).
In questo clima di rievoca-zioni, tornaSchlump, con la
copertina originale di Emil
Preetorius e le illustrazioni
dell’espressionista Otto Guth,
ma finalmente con il nome
del suo autore. Dopo un ini-ziale successo, quel racconto
contro la guerra fu oscurato
dal clamore suscitato, in Ger-mania e nel mondo intero, dal
libro di Remarque (1929) e dal
film di Lewis Milestone uscito
subito un anno dopo. Grimm,
spaventato dalle critiche dei
nazionalisti, preferì restare
nell’anonimato, contento di
vedere il libro dimenticato.
IL SOLDATO S. — Di umili
condizioni (il padre è sarto),
Schlump non proviene da un
liceo ma dalla Realschule. Ra-gazzo di provincia, non ha
ideali per cui combattere. A
scuola ha imparato un po’ di
francese e, quando viene
mandato in Francia nelle re-trovie, farà da interprete. È
gentile con i contadini e le ra-gazze del villaggio e in cambio
ottiene uova, baci e anche più.
Il rumore dei cannoni in lon-tananza («la melodia melan-conica») gli ricorda che al
fronte dei bravi ragazzi vengo-no feriti o uccisi. Ma non si
turba, dopo un po’ anche lui
deve andare al fronte, ed ecco-lo in trincea alle prese con un
problema ricorrente: dove fa-re i propri bisogni e come pu-lirsi? Anche in Remarque c’è
questo episodio, ma lì, tutti
insieme, quei giovani idealisti
conquistano la consapevolez-za di essere uniti nel bene e
nel male. Schlump invece è un
solitario, se la cava sempre da
solo. Non ama il pericolo ma
viene ferito e lo ricoverano
nell’ospedale da campo, dove
almeno ci sono letti con len-zuola pulite. Non ha illusioni,
non ha ideali come i ragazzi di
Remarque, e quando guarisce
si mette a fare piccoli com-merci di contrabbando, anche
a smerciare danaro falso: l’im-portante è salvare la pelle e
mandare soldi e cibo a casa.
Quando anche l’America en-tra in guerra e gli attacchi ae-rei inglesi si moltiplicano, ve-de che l’eroismo dei fanti te-deschi non serve, la guerra è
una causa persa: «Chi aveva
pensato la grande impresa,
non l’ha preparata bene, e così
ora a tanti ragazzi tocca mori-re di una morte orribile e spa-ventosa». Alla fine, di fronte
alla disfatta e ai cadaveri,
esclama: «La guerra è orribile,
è u n m a c e l l o m e s c h i n o .
L’umanità che da anni sta a
guardare questo orrore non
merita rispetto».
Soldato semplice
co m’e r a p a r t i to ,
Schlump torna a
casa, la vita rico-mincia.
IL CASO — Au-tore di un saggio
sul rogo dei libri,
Weidermann pub-blica un articolo
sulla «FAZ» chie-dendo se qualcuno
ha notizie del mi-sterioso Schlump.
G l i r i s p o n d e l a
nuora, che gli rac-conta la vita sfortu-nata di Hans Her-bert Grimm. Nel
‘33 la moglie, inse-gnante di pianofor-te, gli aveva propo-sto di andare al-l’estero, ma lui si
era rifiutato. Picco-lo borghese pieno
d i p a u r e , a ve v a
continuato a fare l’insegnante
di lingue, e sotto l’incubo di
venire scoperto si era iscritto
al Partito nazionalsocialista
(l’unica copia del libro in suo
possesso l’aveva murata in
una fessura del muro di casa).
In servizio durante la guerra
come interprete sul fronte oc-cidentale, Grimm torna a casa
nel ‘45. Ora la Turingia è occu-pata dai sovietici, perde il po-sto. Confessa d’essere l’autore
diSchlump, ma non serve. Al-la fine degli anni 40 lo manda-no a lavorare in una cava. Un
amico, arrestato, è spedito in
campo di prigionia: non farà
ritorno. Il 7 luglio del 1950,
dopo un interrogatorio a Wei-mar, Grimm si toglie la vita.
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