mercoledì 15 ottobre 2014

Andreas Brehme e gli altri: quando cadono gli dei del pallone L’EX CAMPIONE DEL MONDO, PILASTRO DELL’INTER DI TRAPA TTONI, RIDOTTO IN POVERTÀ, COSTRETTO A PULIRE I BAGNI (GRAZIE A BECKENBAUER). STORIE DI STELLE, METEORE E DI PATRIMONI DILAPIDATI

lla fine, al prode
Andreas rimasto
senza un soldo,
han proposto di
lavare i cessi. Nella prima vita
di “motoretta” Brehme, quella degli scudetti e dei rigori
utili ad alzare la Coppa del
Mondo davanti a un Maradona furibondo, nessun ex
collega di turno, nessun Oliver Straube si sarebbe permesso di rispondere all’a ppello di Franz Beckenbauer
(“dobbiamo aiutare Brehme,
abbiamo il dovere di restituirgli qualcosa di ciò che ha
dato al calcio tedesco”) offrendo un lavoro al reprobo
con la scusa di fargli la morale: “Siamo disposti a impiegare Brehme nella nostra impresa di pulizie. Potrà lavare i
bagni e sanitari così si renderà conto davvero cosa significa lavorare e qual è la vera vita”.
L’O R I Z ZO N T E cambia, i temporali arrivano e nel fango del
dio pallone impantanarsi è facile. C’è chi si sporca le mani e
tira avanti reinventandosi e
chi affonda nelle sabbie mobili.  Roberto Tavola, ex centrocampista della Juventus,
consegna i giornali a edicole e
supermercati osservando l’al  -ba. Un altro  Dimas passato
nella Torino recentemente scudettata, Manuel, vende fiori.  Fabio Macellari, ex Inter,
canta a tempo perso e fa il taglialegna Fra n co
B e r ga m a s c h i  , ex Verona e Milan, diede il resto
come casellante sulla A4 e un  Kova c i c  meno
fortunato del coevo assunto da Erik Thohir,
un altro croato già assunto a suo tempo da
Gino Corioni per illuminare il Brescia, zappa
terra a due passi da casa.
Per altri, quelli che al fischio finale, svuotato lo
stadio da adoratori e questuanti, a fare i conti
con la nuova condizione non ce l’hanno fatta,
infortuni, depressione, droga, alcool, marginalità, lutti sofferti e tanti suicidi come quello
dei due portieri tedeschi, E n ke  e Biermann. Il
delitto di un altro ex ragazzo di Germania
Brehme, senza un mestiere
stabile dal 2006, è aver depauperato ogni cosa. Soldi, gloria
e rispetto per se stesso. Da
Garrincha a G a s co i g n e  , accadde a stuoli di campioni. Il terzino che spazzava l’area di
una splendida Inter trapattoniana lasciando la polvere di
stelle agli avversari, è solo l’ul  -tima meteora di una lunga serie di calciatori incapace di
venire a patti col destino. Storie di tutti i tipi. Derive mistiche come quelle di  Totò Rondon e Ta r i b o
We st  e in mancanza di misericordia, ravvedimento o peggio pentimento, finali di partita
simili. C’è chi come  Jorge Cadete, ex nazionale
portoghese ed ex idolo del Celtic Glasgow
transitato anche nel Brescia, si mette in mano
ai mediatori finanziari, perde tutto ed è costretto a sopravvivere con il sussidio di povertà:  “Dei 4 milioni di euro guadagnati in
carriera non ho più niente. Ho investito, ma
non è andata bene. Avevo attorno a me gente
che non ha agito onestamente. Nel momento
in cui smetti di giocare, tutto cambia: gli agenti
smettono di chiamarti, non sei più nessuno. A
volte sento ex atleti che dicono di avere un
sacco di amici nel calcio: è una bugia, quando
lasci, nessuno vuole più saperne di te”. Ec’è
chi come  Maurizio Schillaci, una quarantina di
presenze in serie B, Zdenek Zeman come allenatore:  “Mi adorava”, da anni ancheggia ai
bordi di Palermo dormendo dove capita, di
preferenza alla Stazione. Schillaci (cugino del
diavolo di Italia ’90, in una famiglia senza pace
che ieri al Cep, in una sparatoria, ha visto tra i
feriti anche la zia di Totò) era forte.
GLI FECERO male in campo. Lo curarono peggio fuori. Maurizio provava a ripartire e regolarmente si fermava. “’U malato immaginario”, inseguito dalle cattiverie, si perse definitivamente dopo una cessione alla Juve Stabia. Cocaina. Eroina. A S i c i l i a i n fo r m a z i o n i .co m  ,
nel 2013, raccontò senza filtri la discesa
nell’abisso: “Il mio declino è stato velocissimo
e ora mi ritrovo per strada. Come si vive? La
prendo quasi a ridere, mi diverto, sdrammatizzo, cerco di farcela”. Schillaci, Cadete e gli
ex imperatori decaduti. Ieri come oggi. Adria  -no costretto a mettere in vendita la sua villa nel
2014 è parente stretto del George Best in bianco e nero che sperpera e poi ad un tratto muore. Al sosia dell’attore Woody Harrelson, Andreas Brehme, difensore che nell’attacco ritrovava il suo cinema preferito, resta ancora
l’ultimo spettacolo. Prima che si spengano le
luci. Prima che sia notte.

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